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Lettori fissi

Una perfetta correlazione è il primo principio su cui si fonda lo sviluppo.
L'integrazione o anche proprio la parola "organico" vuole dire che nulla ha valore se non in quanto naturalmente
collegato al tutto e in direzione di un qualche fine vitale.


Frank Lloyd Wright

"La cultura per i poveri non può essere una povera cultura".

Claudio Abbado


sabato 14 dicembre 2013

 
La vita e la felicità
 
Michele Bravi
 
 
Da YouTube



Domani non mi sentirai partire
amarti non è mica così strano
io ho un nome senza via
per distrarre la mia voglia di tornare
perché non sarai lì
in questa casa che decise che ci sapevamo amare
con la vecchia foto dei miei genitori sull'altare
con la voglia di restare anche se non ti sai spiegare
cosa manca a questo amore

L'estate che non passerà, si troverà una soluzione
la vita e la felicità
nessuna via, nessuna convinzione
e qui mi troverai
qualunque volta vorrai rivedermi
qui a sognare se vorrai tornare io rimango qua
che sei piccola che quasi potrei tenerti dentro ad una mano
però sei anche un gigante
e non ti accorgi che io sono sotto il tuo passato
e se mi mancherai
proverò a non affidarti alle foto in cui ridiamo
senza avere niente al mondo in fondo il mondo lo avevamo
resto ancora sveglio ad aspettarti che sono quasi a casa
ho nuove storie da ascoltare

L'estate che non passerà, si troverà una soluzione
la vita e la felicità
nessuna via, nessuna convinzione
e qui mi troverai
qualunque volta vorrai rivedermi
qui a sognare se vorrai tornare io rimango qua
e non stupirti degli errori che è normale aver paura
e ricorda che ci siamo stati sempre fino ad ora
se mi aspetterai ti aspetterò e vivremo ancora
per poi dimenticare tutto il male in un ciao amore, amore

L'estate che non passerà, si troverà una soluzione
la vita e la felicità
nessuna via, nessuna convinzione
e qui mi troverai
qualunque volta vorrai rivedermi
qui a sognare se vorrai tornare io rimango qua, qua

E qui a sognare mi ritroverai sotto il tuo passare.



E smettiamola di criticare sempre tutto e tutti, quando una cosa è bella BISOGNA ammetterlo. Amo questa canzone, amo qust'artista, se non erro diciassettenne ed amo la sua famiglia soprattutto suo nonno!
Bacio a tuttiiiiiiii...



mercoledì 11 dicembre 2013

 
 
 
 
 

Il Natale è per sempre, non soltanto per un giorno, l'amare,
il condividere, il dare, non sono da mettere da parte
come i campanellini, le luci e i fili d'argento
in qualche scatola su uno scaffale.
Il bene che fai per gli altri è bene che fai a te stesso.


Norman Brooks

 
 Immagini da google


domenica 8 dicembre 2013

 
La bambola a transistor
 di Gianni Rodari
 
 
Allora, - domanda il signor Fulvio alla signora Lisa, sua moglie e al signor Remo, suo cognato, - che cosa regaliamo a Enrica per Natale?
Un bel tamburo, - risponde prontamente il cognato Remo.
Cosa?!
Ma si, una bella grancassa. Con la mazza per picchiarci sopra. Bum! Bum!
Dai, Remo! - dice la signora Lisa (per la quale però il signor Remo non è un cognato, ma un fratello). - Una grancassa tiene troppo posto. E poi, chi sa cosa direbbe la moglie del macellaio. .
Sono sicuro, - continua il signor Remo, - che a Enrica piacerebbe moltissimo un portacenere di ceramica colorata a
forma di cavallo, con intorno tanti portacenerini piccini piccini, anche loro di ceramica colorata, ma a forma di caciocavallo
Enrica non fuma, - osserva severamente il signor Fulvio.
Ha appena sette anni.
Un teschio d'argento, - propone allora il signor Remo, - un portalucertole d'ottone, un apritartarughe a forma di angioletto, uno spruzzatore di fagioli a forma d'ombrello.
Dai, Remo, - dice la signora Lisa, - parliamo sul serio.
Va bene. Sul serio. Due tamburi: uno in do e uno in sol.
So io, - dice la signora Lisa, - quello che ci vuole per Enrica.
Una bella bambola elettronica a transistor, con la lavatrice incorporata: una di quelle bambole che camminano, parlano,
cantano, controllano le conversazioni telefoniche, captano le trasmissioni in stereofonia e fanno pipi.
D'accordo, - proclama il signor Fulvio, nella sua qualità di capofamiglia.
lo me ne infischio, - questo è il signor Remo, - e .vado a letto a dormire tra due guanciali.

 
 Ed ecco, dopo pochi giorni, il Santo Natale, con tanti bei prosciutti appesi fuori dei negozi e tanti magnifici portacenere a forma di Piccolo Scrivano Fiorentino nelle vetrine e tanti zampognari, veri e falsi, per le strade.
Neve sull'arco alpino e nebbia in VaI Padana.
 
La bambola nuova è già li che aspetta Enrica sotto l'albero di Natale. Lo zio Remo (si tratta sempre dello stesso Remo,
il quale per il signor Fulvio è un cognato, per la signora Lisa un fratello, per la portiera un ragioniere, per il giornalaio un
cliente, per il vigile urbano un pedone e per Enrica, giustappunto, uno zio: quante mai cose può essere una sola persona!), dunque, lo zio Remo osserva la bambola con un sogghigno.

Bisogna sapere, di nascosto da tutti, che egli compie severi studi di magia: può spaccare un portacenere di travertino con una semplice occhiata, tanto per fare un esempio. Egli tocca la bambola in due o tre punti, sposta qualche transistor, sogghigna di nuovo e infine se ne va al caffè, mentre arriva di corsa Enrica, lanciando grida di gioia, che i genitori ascoltano con delizia dietro la porta chiusa.
 
Bella, bella, - dichiara Enrica, al colmo dell'entusiasmo.  Ti preparo subito colazione. 
Rovistando febbrilmente nell'angolo dei giocattoli, essa ne ricava un ricco apparato di chicchere, piattini, bicchierini, 
vasetti, bottigliette, eccetera, che dispone sul tavolinetto delle bambole. Fa camminare la bambola nuova fino al suo posto, la fa chiamare «mamma» e «papà» due o tre volte, le allaccia il tovagliolo al collo e si prepara a imboccarla.

 
Ma la bambola, appena lei si volta un momentino, spara un paio di calci che mandano all'aria tutto l'apparecchio.
Piattini che vanno in pezzi. Chicchere che rotolano sul pavimento del condominio e vanno a sfracellarsi contro il termosifone. Cocci.
Naturalmente accorre la signora Lisa, pensando che Enrica si sia fatta male. Arriva, crede a quello che vede e senza perder tempo sgrida per bene la figlia, chiamandola «brutta cattiva» ed aggiungendo: - Ecco, proprio il giorno di Natale mi devi combinare disastri. Guarda che se non stai attenta ti porto via la bambola e non la vedi più.
Poi va in bagno.
Enrica, rimasta sola, acchiappa la bambola, le dà un paio di sculacciate, la chiama «brutta cattiva» e la rimprovera di combinare disastri proprio il giorno di Natale: - Guarda che se non fai la brava, ti chiudo nell'armadio e non esci più.
Perché? - domanda la bambola.
Perché hai rotto i piattini.
Non mi piace giocare con quelle cretinate li, - dichiara la bambola. - Fammi giocare con le automobiline.
Te le do io le automobiline! - annuncia Enrica, e le rilascia altri sculaccioni. La bambola non s'impressiona e le tira i
capelli.
Ahi! Ma, perché mi picchi?
Legittima difesa, - dice la bambola. - Sei tu che mi hai insegnato a picchiare, picchiandomi per la prima. lo non avrei saputo come fare.

Bè, - dice Enrica, per sviare il discorso, - giocheremo alla scuola. lo ero la maestra e tu la scolara.
Questo era il quaderno. Tu sbagliavi tutto il dettato e io ti mettevo quattro.
Cosa c'entra il numero quattro? .
C'entra, si. È cosi che fa la maestra a scuola. A chi fa bene, dieci; a chi fa male, quattro.
Perché?
Perché così impara.
Mi fai ridere.
Naturale, - dice la bambola. - Rifletti. Ci sai andare in bicicletta?
Certo!
E quando stavi imparando e cascavi, ti davano un quattro, oppure ti mettevano un cerotto?
Enrica tace, perplessa. La bambola incalza: - Pensaci un momento, su.
Quando imparavi a camminare e facevi un capitombolo, forse la mamma ti scriveva quattro sul sedere?
No.
Ma a camminare hai imparato, a parlare, a cantare, a mangiare da sola, ad allacciarti i bottoni e le scarpe, a lavarti i denti e le orecchie, ad aprire e chiudere le porte, a usare il telefono, il giradischi e la televisione, a salire e scendere le scale, a lanciare la palla contro il muro e riprenderla, a distinguere uno zio da un cugino, un cane da un gatto, un frigorifero da un portacenere, un fucile da un cacciavite, il parmigiano dal gorgonzola, la verità dalle bugie, l'acqua dal fuoco. Senza voti, né belli né brutti. Giusto?
Enrica lascia cadere il punto interrogativo e propone: - Allora ti lavo la testa.
Sei matta? Il giorno di Natale - Ma io mi ci diverto, a lavarti la testa.
Tu ti ci diverti, ma a me mi va il sapone negli occhi.
Insomma, sei la mia bambola e con te posso fare quello che voglio io. Capito?
Questo «capito» fa parte del vocabolario del signor Fulvio.
Anche la signora Lisa, qualche volta, conclude i suoi discorsi con un bel «capito»? Adesso tocca a lei, a Enrica, far valere la propria autorità padronale. Ma la bambola, a quanto pare, se ne infischia. Essa si arrampica in cima all'albero di Natale, facendo scoppiare svariate lampadine di diversi colori. Quando è in cima fa pipi, bagnando altre lampadine a forma di Biancaneve e dei Sette Nani.
  


Enrica, per non litigare, va alla finestra. In cortile i bambini giocano al pallone. Hanno monopattini, tricicli, archi e frecce.
Anche i birilli. - Perché non vai in cortile a giocare con gli altri bambini? - domanda la bambola, mettendosi le dita nel naso per sottolineare la propria indipendenza.
Sono tutti maschi, - dice Enrica, mortificata. - Fanno giochi da maschi. Le bambine debbono giocare con le bambole.
Debbono imparare a fare le brave mammine e le brave padrone di casa, che sanno mettere a posto i piattini e le chiccherine, fare il bucato e lucidare le scarpe della famiglia.
La mia mamma lucida sempre le scarpe del mio papà. Gliele lucida di sopra e di sotto.
Poveretto!
Chi?
Il tuo papà. Si vede che è senza braccia e senza mani...

Enrica decide che è il momento di dare due schiaffi alla bambola.
Per raggiungerla, però, deve arrampicarsi sull'albero! di Natale. L'albero, da quel vero 'incapace che è, ne approfitta
per crollare a terra. Vanno in frantumi le lampadine e gli angeli di vetro: un cataclisma.
La bambola è finita sotto una sedia e pensa bene di mettersi a sghignazzare.
Però è la prima a tirarsi su e corre a vedere se Enrica si è fatta male.
Ti sei fatta male?
Non dovrei neanche risponderti, - dice Enrica. - È tutta colpa tua. Sei una bambola maleducata. Non ti voglio piu.
Finalmente! - dice la bambola. - Spero che adesso giocherai con le automobiline.
Neanche per sogno, - annuncia Enrica. - Prenderò la mia vecchia bambola di pezza e giocherò con quella.
Davvero!? - dice la bambola nuova. Si guarda intorno, vede la bambola di pezza, l'acchiappa e la butta dalla finestra senza nemmeno aprire i vetri.
Giocherò con il mio orsacchiotto di pelo, - insiste Enrica.
La bambola nuova cerca l'orsacchiotto di pelo, lo trova, lo butta nel bidone delle immondizie.
Enrica scoppia in pianto.
 
I genitori odono e accorrono, giusto in tempo per vedere la bambola nuova che si è impadronita delle forbici e sta tagliuzzando tutti i vestiti del guardaroba delle bambole.
Ma questo è puro vandalismo! - esclama il signor Fulvio.
Povera me, - aggiunge la signora Lisa. - Credevo di aver comprato una bambola e invece ho comprato una strega!
Entrambi si gettano sulla piccola Enrica, la prendono in braccio a turno, l'accarezzano e la coccolano, la sbaciucchiano.
Puah! - dice la bambola dall'alto dell'armadio su cui si è rifugiata per tagliarsi i capelli, che per i suoi gusti sono troppo
lunghi.
Ma senti, - inorridisce il signor Fulvio. - Dice anche: Puah!
Questa può avergliela insegnata solo tuo fratello.
Il signor Remo compare sulla porta, come se lo avessero mandato a chiamare. Gli basta un'occhiata per capire la situazione. La bambola gli strizza l'occhio.
Cosa succede? -domanda lo zio, fingendo di cadere da una nuvola rosa. .
Quella li, - singhiozza la povera Enrica, - non vuole fare la bambola! Chi sa cosa si crede di essere.
Voglio andare in cortile a giocare ai birilli, - dichiara la bambola, facendo volare ciocche di capelli da tutte le parti.
Voglio una grancassa, voglio un prato, un bosco, una montagna e il monopattino. Voglio fare la scienziata atomica, il
ferroviere e la pediatra. Anche l'idraulico. E se avrò una figlia, la manderò al campeggio. E quando la sentirò dire:
«Mamma, voglio fare la casalinga come te e lucidare le scarpe di mio marito, di sopra e di sotto», la metterò in castigo in piscina e per penitenza la porterò a teatro.
Ma' è proprio matta! ~ osserva il signor Fulvio. - Forse le si è guastato qualche transistor.
Dài, Remo, - prega la signora Lisa, - dalle un'occhiata, tu che te ne intendi.
Il signor Remo non si fa pregare a lungo. E nemmeno la bambola. Essa gli vola addirittura in testa, dove si mette a fare i salti mortali.
Il signor Remo la' tocca qui e là, in punti diversi e in altri ancora. La bambola diventa un microscopio.
Hai sbagliato, - dice la signora Lisa.
Il signor Remo tocca ancora. La bambola diventa una lanterna magica, un telescopio, un paio di pattini a rotelle, un tavolo da ping-pong.
Ma cosa fai? - chiede il signor Fulvio al cognato. - Adesso la rovini del tutto. S'è mai vista una bambola che sembra un
tavolo?
Il signor Remo sospira. Tocca di nuovo. La bambola ridiventa una bambola. Ha di nuovo i capelli lunghi e la lavatrice incorporata.
Mamma, - dice, ma stavolta con voce da bambola. -Voglio fare il bucato.
Oh, finalmente! - esclama la signora Lisa. - Questo si che si chiama parlare. Su, Enrica, gioca con la tua bambola.
Sei in tempo a fare un bel bucatino prima di pranzo.
Ma Enrica, che tutto questo è stata a vedere e ascoltare, ora sembra incerta sul da farsi.
Guarda la bambola, guarda lo zio Remo, guarda i genitori. Finalmente caccia un sospirone e dice: - No, voglio andare in cortile a giocare a birilli con gli altri bambini. E forse farò anche il salto mortale.
 
 
 
 
 
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sabato 7 dicembre 2013




 
È un periodo di transizione e di inevitabili riflessioni questo per me.
 
Quasi sempre ci chiediamo se siamo amati, se amiamo nel modo giusto, se quel che facciamo e il nostro comportamento con la gente è adeguato.
Avrei bisogno di risposte vere, ma quelle già lo so è impossibile averle.
Non perché siamo tutti falsi o perché per ogni risposta portiamo sempre "l'acqua al nostro mulino", ma se consideriamo la risposta giusta alla nostra domanda quasi sempre non è quella che vorremmo sentire e ci arrabbiamo, ci rammarichiamo, purtroppo meglio rassegnarci, a volte di più non si può ottenere.
 
Quindi ho deciso che per ogni domanda che faccio mi darò da sola una risposta, valuterò se è giusta per me e per gli altri, se non fosse così mi limiterò ad ascoltare, a considerare le domande e le risposte degli altri ed a riflettere su ciò che per loro è giusto.
 
Ho deciso di non essere solo Io e solo Me, certo cadrò ancora in questo errore, ma lo limiterò con la consapevolezza che sto sbagliando e proverò a correggermi.
 
Ho purtroppo un cuore da artista e si sa l'artista di per se è egoista, il fatto è che senza saperlo siamo tutti artisti e quindi di conseguenza egoisti.
 
 
 
 
Però se cerchiamo di dare un pò di noi agli altri, il periodo che stiamo vivendo è quello giusto credo, sono sicura che un miglioramento ci sarà, forse anche in politica ;))).
 
Mi sono arrovellata nei pensieri, mi succede raramente, ma quando accade sono felice.
Non so se capita anche a voi, ma credo di sì, i pensieri vanno e vengono, ma quando arrivano non si possono fermare tranne sulla "carta", ok, ok, diciamo sul "blog".  Ciaooooo...
 
 
 
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mercoledì 4 dicembre 2013

 
Vita Gaetana Aulenti,
in arte Gae Aulenti
 
 
 
 
 non posso mancare di omaggiare questo grande talento d'arte architettonica.
 
Non era solo architetto ma aveva anche una grande passione per il restauro architettonico, lo specifico perchè anch'io amo questo genere d'arte e conosco la difficoltà di farlo, avendo vissuto quest'esperienza in passato, anche se modestissima.
 
È cosmopolita, eclettica e versatile. Con il suo tratto inconfondibile segna restauri di musei, allestimenti di mostre e di scenografie teatrali.
 
Trasforma la Gare d’Orsay di Parigi nel museo degli Impressionisti
 
 
e progetta il Musée d’art moderne al Centre Pompidou, ristruttura le Scuderie del Quirinale a Roma
 


 
 e Palazzo Grassi a Venezia, ridisegna Piazza Cadorna a Milano,
 
 
 crea il museo di arte catalana a Barcellona
 
 
 e il museo di arte contemporanea a Istanbul.
Ha fatto tanto ma tanto altro, ma non ho intenzione di fare elenchi.
 
Oggi avrebbe festeggiato il suo compleanno,
quindi
 
 
Auguri Gae!
 

 
 
 
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