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Lettori fissi

Una perfetta correlazione è il primo principio su cui si fonda lo sviluppo.
L'integrazione o anche proprio la parola "organico" vuole dire che nulla ha valore se non in quanto naturalmente
collegato al tutto e in direzione di un qualche fine vitale.


Frank Lloyd Wright

"La cultura per i poveri non può essere una povera cultura".

Claudio Abbado


mercoledì 31 dicembre 2014

Vi dono una Scintilla




  

 Forse pensate che ora,
 
 alla fine di questo
2014,
 
 sia allegra e felice in attesa del nuovo anno.
 Non voglio rattristarvi, ma per me non è così.
 
Non è stato facile il periodo che ho vissuto.
Quello che posso dirvi è che abbandono ciò che è stato, sapendo che quello che verrà potrebbe essere migliore, però anche peggiore.
Che nell'incertezza di quel che sarà, spero...non so cosa, ma spero...

Sicuramente sono fortunata, ho l'affetto di una grande famiglia che nei momenti peggiori, come anche nei migliori, è capace di un'unione illimitata. E questo non cambierà nel 2015.

Ci sono cose che, nonostante lo desiderassimo tanto, non muteranno...ma di una cosa sono certa, se devo andare avanti nella mia vita, cercherò sempre di correggere gli errori, si cresce e si cambia inevitabilmente.
Lotterò se necessario, a volte m'intestardirò nelle mie decisioni, sarò sempre vera anche nei miei sbagli.

Il 1 Gennaio 2015 sarà un giorno come tanti, magari vestiremo di rosso, mangeremo tanto...o forse no, che importa!
Però sono felice, perchè queste sono occasioni di unioni tra parenti ed amici che nel corso dell'anno poche volte accade, per cui ben venga questa festa.

Sono vicina a chi non ha quello che ho io, a chi riesce a donare un pò del proprio tempo ai bisognosi, ai malati, agli anziani, ai bambini soli ed anche ai nostri piccoli amici non umani. 
Che sia festa anche nei loro cuori, che ci sia speranza di un anno migliore soprattutto per loro.

È inutile dire tutto ciò che c'è di negativo nella società, se muterà spero che sia tutto migliore, nonostante le flebili speranze.
 
Malgrado tutto ciò che ho espresso, c'è come sempre nel mio cuore una scintilla che brilla, che desidera, che spera e voglio come dono per il nuovo anno offrirla a voi tutti, abitanti del mondo.
 



 
Spero che da scintilla di leggera luce, si trasformi in fuochi che illuminino i cieli bui, di notti stellate o coperte di nuvole minacciose di pioggia o neve.




 
Come sempre vi abbraccio immensamente e con questa fiducia ed anche con queste aspettative nel profondo dell'anima, vi auguro un
 
 

 
 
Baciiiiii... 



Immagini da Google


 

lunedì 29 dicembre 2014

Mani in...pasta







Nell'attesa del nuovo anno, in questi giorni, saremo come delle piccole biglie che buttate sul percorso, girano senza meta.
C'è chi si fa una passeggiata sul viale più bello (sempre se il freddo lo permette), chi opta per un giro al caldo nei Centri Commerciali, c'è chi resta in casa e bada alle proprie cose come un comune giorno della settimana, c'è chi lavora (qui ci sono anch'io).
Però, nel caso ci fossero dei bambini o semplicemente ci si volesse divertire senza uscire dalle proprie mura di casa, posso suggerirvi di adoperare un pò di fantasia e di manualità.

 
Per cui desidero darvi la ricettina mia, preziosa, per creare oggettini con
la Pasta di Sale.
 
È molto semplice:
 
2 bicchieri di farina
1 bicchiere di sale fino
1 bicchiere di acqua
 
 
 
 
Se si desidera rende più liscio ed omogeneo l'impasto, suggerisco di rendere più fine il sale utilizzando un comune macinacaffè (raccomando di lavarlo subito dopo l'utilizzo).
Se poi volete che l'oggetto ottenuto sia più resistente al tempo ed all'usura, aggiungete nell'impasto un cucchiaino di vasellina o di comune colla vinilica.
 
 




Una volta ottenuto l'impasto liscio ed omogeneo, prepariamo le nostre formine.
 
Il mio consiglio è di preparare la quantità necessaria, volta per volta.
Se poi ve ne avanza, bisogna proteggerla dall'aria avvolgendo la pasta rimasta in foglio di pellicola trasparente o carta d'alluminio od anche un recipiente chiuso ermeticamente.
Non bisogna assolutamnete conservarla in frigo, perchè perderebbe consistenza.
 
 
Adesso possiamo sbizzarrrirci come vogliamo con la creazione di tanti piccoli oggettini.
 
Ecco qualche idea:
 
 

Immagine privata






















                                                                 Immagini private



Ed ora passiamo alla cottura.
 
Si può anche scegliere di lasciar seccare l'impasto all'aria aperta, ma credo che ci si debba aspettare che l'oggetto possa rovinarsi o per troppa essiccazione o per scioglimento.
 


Il forno che consiglio di usare è quello comune.
La cottura però dipende dalla grandezza del pezzo, quindi se l'oggetto è piccolo meglio metterlo in forno a temperatura bassa, dai 50° agli 80°.
 
In ogni caso avvolgere il pezzo in carta stagnola e regolare la temperatura a 100° nella prima metà del tempo scelto, poi tolta la carta, lasciare ancora cuocere per il tempo rimasto a 125°.
 
Una volta asciugato bene, bisogna correggere le imperfezioni con carta vetrata a grana fine.
Pulire con un pennellino e dipingere con colori acrilici.
 
Altro suggerimento:
 
se si usa la tempera, meglio evitare quella bianca che si screpola facilmente.
Per le mani meglio proteggersi con dei guanti, il rischio è sempre la screpolatura.
 
Infine si possono lucidare i pezzi con un comune Flatting.
 


Immagine privata
 
 
Con questo ho finito.
Spero di avervi donato una piccola idea per poter passare il vostro tempo divertendovi.
 
Vi abbraccio e mando a tutti voi un grosso,
 
smack!
 
 
Immagini da Google
 
 
 

sabato 27 dicembre 2014

Danni di Natale






Bene,
Il Natale è passato ed ora contiamo i danni che ha apportato questa festa.
Perché con tutta la buona volontà e i tantissimi auguri scambiatici, sono sicurissima che non è andata esattamente come volevamo.
Allora diciamo che tra i tanti discorsi che ho sentito in giro ci sono:

Le solite discussioni familiari.

I regali ricevuti assolutamente orribili.

La fatica di cucinare e rassettare quasi sempre subiti da un'unica persona, nonostante gli aiuti vari.

La tombolata.

Per qualcuno la solitudine nonostante i familiari ed amici in casa.

I chili inevitabilmente aumentati.

Insomma se volete sfogatevi.

Da parte mia con grande cattiveria dico che la cosa più brutta è stata...forse gli orecchini spaiati? Il panettone coi canditi?
Il sughetto con vongole e sabbia?
Uffi! 
Meno male che penso sempre bene di tutti...tranne quando provano a farmi star male di stomaco...ahahahah...allora mando tutti a ca...re!

Beati voi ai quali tutto è andato liscio...
O forse no!?!?

Ciaoooo...e finite i resti dei vari pranzi e cene, mi raccomando!






Immagini da Google



mercoledì 24 dicembre 2014

A tutti voi...






Mia elaborazione.



Questi sono i miei auguri.

A tutti voi che mi siete sempre stati accanto.
Che avete avuto la pazienza di leggermi in questi circa due anni, nonostante la mia incertezza nella scrittura.

A tutti voi che siete passati che mi avete conosciuto da poco e che ritornate con immensa mia gioia.

A tutti voi che mi leggete ed anche se non commentate, mi venite a trovare.

A tutti voi che siete passati e non siete più ritornati.

A tutti voi auguro,
Un felice e Santo Natale!

Ovunque siate ed ovunque andiate, sappiate che sarete per sempre nel mio cuore.

Grazie!
 
 

 
Da YouTube


 
 

domenica 21 dicembre 2014

Angelo Viola






Personale elaborazione dell'immagine




Siamo arrivati all'ultima Domenica d'Avvento.
L'attesa ormai è fremente, come anche la gioia del Natale di Gesù,
ormai vicino.


Nella quarta ed ultima settimana d'Avvento, appare in cielo un angelo con il mantello viola.

L'Angelo Viola passa su tutta la Terra tenendo con il braccio sinistrosinistro una cetra d'oro.
Manca poco all'arrivo del Signore.


Il colore viola è formato dall'unione del blu e del rosso, quindi il suo mantello rappresenta l'amore vero, quello profondo, che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce del Signore dentro di noi.



Accendiamo ora la quarta ed ultima
candela dell'Avvento.












Ed ora vi racconto una storia.
È un pò lunga, quindi se non vi va di leggerla non preoccupatevi.




Traccia di Dio
Si chiamava Traccia di Dio.
Così lo aveva segnato San Michele, capitano di tutti gli angeli, alla fine della sua lista.

Perché San Michele ha dovuto fare una lista con gli angeli fedeli, e stringere le file del suo esercito per non far notare il buco che avevano lasciato gli angeli cattivi.
A ciascuno diede il suo nome, cominciando da Gabriele, l'angelo che Dio aveva creato per annunciare al mondo la notizia più importante, poi segnò Raffaele che doveva accompagnare Tobia, quello del viaggio, che da allora si sarebbe fatto carico di condurre sani e salvi tutti i viaggiatori.


E così fu posto a ciascuno il proprio nome, finché non rimase che uno: un angelo piccolino che non sapeva quasi volare.
San Michele aveva incaricato un angelo grande e forte, che si chiamava Fortezza di Dio, che gli insegnasse, ma tutto fu inutile.

Lui sapeva volare solo nella scia luminosa che lasciava Dio al suo passare, una stradina di luce! Sì, sì, l'angelo piccolino spiegava le sue ali e volava sorridendo felice.
Ma appena si distraeva un po' e usciva dalla traccia di Dio, oppure quando ritardava troppo e perdeva la luce, sentiva un peso di piombo sulle ali, e cominciava a cadere e cadere, finché qualche angelo non lo raccoglieva e lo rimetteva sul sentiero dove l'angelo piccolino volava felice sentendosi sicuro come un bambino nella culla.


Per questo quando Capitan San Michele finì la sua lunga lista di nomi di tutti gli angeli, scrisse l'ultimo: Traccia di Dio, affinché così si chiamasse da ora in poi l'angelo piccolino.
E disse San Michele: «Fai attenzione, Traccia di Dio, non ti allontanare dalle sue orme perché Dio sta per creare il mondo e gli uomini ci daranno molto lavoro e se tu cadi forse non potrò mandare nessun angelo a raccoglierti».
E San Michele guardava con compassione Traccia di Dio, pensando che ne sarebbe stato dell'angelo piccolino perduto nello spazio.
Un angelo piccolino che non sapeva neanche volare.
Traccia di Dio rispose di sì, che sarebbe stato attento e da allora seguì Dio da tutte le parti molto da vicino, senza distrarsi neanche un momento per non perdere il sentiero di luce che lasciava al suo passare.

Per questo vide molto bene come Dio creò, il primo giorno, il cielo e la terra, che erano all'inizio solo un mucchio di fango scuro; e Dio disse: «Sia la luce».
E dopo divise la luce dalle tenebre, e chiamò giorno la luce e notte le tenebre.
Traccia di Dio guardava tutto, molto sbalordito e ripeteva a bassa voce le nuove parole che Dio pronunciava, e diceva sottovoce:
«Giorno... giorno... giorno... giorno».
E dopo: «Notte... notte... notte... notte».
Per non dimenticarle, giacché erano parole molto belle.
Era così occupato con queste cose che rimase un po' arretrato, non lo raggiungeva del tutto la luce delle orme divine.

Inciampò nell'aria perché gli si imbrigliarono le ali maldestre.

Ebbe paura di cadere, sarebbe stato terribile, perché tutti gli angeli stavano guardando il creato e nessuno si sarebbe preoccupato di raccoglierlo. Fece uno sforzo e mosse le ali.

Quando arrivò vicino a Dio, cominciò il secondo giorno.
La voce divina diceva: «Che si faccia il firmamento in mezzo alle acque».
Il firmamento lo chiamò cielo.
Traccia di Dio cominciò a dire: «Cielo... cielo».

Saggezza di Dio, un angelo molto svelto che gli stava vicino, gli disse molto arrabbiato di stare zitto perché disturbava tutti, e che non c'era bisogno di ripetere tante volte la parola cielo, perché era molto facile da imparare.
San Michele domandò che cosa stesse succedendo e, pur facendo zittire Traccia di Dio, non lo rimproverò perché, in fin dei conti, era il più piccolo di tutti gli angeli e bisognava aver pazienza con lui.
Se ne andò, muovendo lentamente le ali, e pensando che un angioletto così maldestro sarebbe servito a poco.
Intanto cominciò il terzo giorno, perché nel cielo i giorni passano veloci come un pomeriggio di vacanza.

Dio disse:
«Che si uniscano in un solo punto le acque che sono sotto il cielo e compaia l'asciutto».
Chiamò l'asciutto terra e le acque riunite mare. Fece nascere l'erba, le piante e gli alberi.
Dio mise in ogni frutto i semi, perché più tardi si potessero seminare, così che quando fossero marciti quelli che aveva creato ne nascessero dei nuovi.

Traccia di Dio era sbalordito e pensava che altro avrebbe potuto creare Dio nei giorni successivi, visto che le cose già fatte erano così belle. E volava impaziente aspettando che cominciasse il quarto giorno.

Dio disse:
«Che ci siano stelle nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte e servano come segno al tempo, ai giorni e agli anni. Splendano in cielo ed illuminino la terra».

Traccia di Dio capiva tutto molto bene, dato che nei giorni precedenti aveva imparato le parole, per questo sapeva che cosa erano la terra, il cielo, il giorno e la notte.

Vide come Dio creò il sole, tanto grande e luminoso che solo Dio poteva guardarlo senza abbagliarsi e toccarlo senza bruciarsi.
Quindi creò la luna, più piccola, bianca e giocherellona come una palla, che sembrava a volte divertirsi nascondendosi nella notte. Dio fece anche le stelle- migliaia! - che uscivano bellissime dalle sue mani, piene di luce.
Alcune erano bianche, molto bianche e piccole. Altre colorate.
Tutti gli angeli lavoravano sistemando le stelle dove Dio indicava loro.
Tutti volavano da un posto all'altro e si poteva seguire il loro volo per la scia luminosa che lasciavano le stelle nella notte.
La loro luce riempiva il cielo, facendolo sembrare la Piazza Grande in una notte di fuochi artificiali.

Tutti gli angeli volavano sistemando le stelle, meno Traccia di Dio, perché San Michele gli aveva detto di non muoversi, giacché si poteva perdere tra tanta confusione, e sarebbe stato difficile cercarlo tra tante cose che Dio aveva creato.
Da una parte c'era San Raffaele indaffarato a sistemare in modo ben visibile la Stella Polare, quella che indica sempre il Nord, perché guidasse i naviganti.
Da un'altra parte c'era Fortezza di Dio, con una stella così grande che nessun angelo aveva potuto muovere, mentre lui la trasportava senza alcuno sforzo.
Saggezza di Dio, come una guardia nella confusione celestiale, dirigeva il traffico in modo tale che nessuno si scontrasse.
Migliaia di angeli andavano e venivano e quando vedevano Traccia di Dio con le ali piegate, sorridevano con un poco di compassione, pensando: «Non servirà mai a granché un angelo che neppure sa volar bene!».

Traccia di Dio non si rendeva conto delle burle, perché aveva solo tempo per guardare, con gli occhi ben aperti, una così fantastica festa di luce.

In un attimo le stelle furono tutte al loro posto. Il cielo era diventato bellissimo.
Tutti gli angeli si giravano verso Dio per lodarlo.
Ed allora si resero conto che non avevano ancora finito, mancava ancora una stella da sistemare.
Era una stella bianca, non molto grande, e Dio la teneva nella sua mano destra. Gli angeli cominciarono a domandarsi dove Dio l'avrebbe collocata, visto che il cielo era pieno ed esse erano così ben sistemate che sembrava impossibile trovare il posto per una in più.
Un angelo disse: «Quella stella avanza, bisognerà buttarla via».
E un altro: «Sicuramente ne è stata fatta una in più».
Dio, in silenzio, abbassò la mano destra, accanto a Lui stava Traccia di Dio che lo guardava imbambolato.

Dio si chinò ancora e gli consegnò la stella, Traccia di Dio la prese con moltissima cura per paura di farla cadere.

Pensò che doveva reggerla solo per un momento, mentre Dio diceva ad un angelo molto più sveglio, più bello e più forte di lui, di sistemarla; ma Dio non disse niente, vide che era tutto a posto e così finì il quarto giorno.
La stella non era molto grande, ma Traccia di Dio era così piccolo che, così in piedi come stava, quasi non la poteva reggere. Era necessario reggerla con più sicurezza.
Che cosa avrebbe detto San Michele, se l'avesse lasciata cadere? Cominciò a piegarsi, piegarsi fino a rimanere seduto con le gambe stese e la stella sulle ginocchia. Ecco! Molto bene! Sentiva un bel calduccio molto gradevole ed una grande luce.
Poteva appena vedere qualcosa, perché la stella glielo impediva, ma non gli importava nulla perché stava compiendo un incarico di Dio.

Il quinto giorno Dio andò a creare i pesci e Traccia di Dio non poté seguirlo, perché la stella pesava molto e gli fu impossibile alzarsi.
Di sera gli altri angeli vennero a raccontargli come erano i pesci, gli uccelli e il giorno dopo gli animali.
Da ultimo gli dissero come era fatto l'uomo, ad immagine e somiglianza di Dio, ma non gli davano spiegazioni in più e Traccia di Dio non riusciva ad immaginarselo.

Il settimo giorno del mondo fu riposo per tutti e Traccia di Dio fece un riposino con la testa appoggiata sulla stella.

Aveva ragione Capitan San Michele. Tutti gli uomini cominciarono a dare molto lavoro. Erano ribelli e disubbidivano a Dio; orgogliosi, volevano eguagliarlo.
E poiché questo non era possibile, Dio, con molto dispiacere, perché vi si era affezionato, dovette castigarli.
Però subito promise loro un Salvatore che sarebbe nato, vissuto e morto fra di loro per redimerli. Affinché gli uomini non dimenticassero la promessa, mandò di tanto in tanto i suoi angeli per ricordarglielo e, in molte occasioni, anche per aiutarli.
E diede ad ogni uomo un Angelo Custode, messaggero tra Dio e l'uomo.
San Michele prese la sua lista e fece una croce vicino al nome di ogni angelo che era stato nominato guardiano degli uomini. E vicino al nome scrisse giorno ed ora in cui dovevano essere mandati sulla terra. Una copia di questa lista fu data ad un angelo chiamato Provvidenza di Dio, perché ricordasse ad ognuno quando doveva incominciare a volare.

Così si cominciò ad andare e venire dal cielo alla terra e dalla terra al cielo; si poteva sentire a tutte le ore il volo dei santi angeli. Tutti erano molto indaffarati e nessuno badava a Traccia di Dio che stava lì, seduto dall'inizio del mondo con la sua stella tra le braccia, fermo fermo per non farla cadere.
Traccia di Dio non si annoiava. Guardava per quel che poteva al di sopra della sua stella ed ascoltava le parole che dicevano gli angeli quando passavano. A forza di vederlo così, nessuno più lo chiamava Traccia di Dio, ma "Il Seduto".
E così dimenticarono il suo vero nome.

Un giorno un angelo era andato, per incarico di Dio, sulla terra a dipingere per la prima volta l'arcobaleno.
Era un incarico molto importante, poiché lo dipinse senza riga né compasso in mezzo alla pioggia, attento che i colori non si macchiassero mischiandosi gli uni con gli altri e rifinendolo fin quasi a sfiorare gli alberi.
Il risultato fu che mentre l'angelo, che si chiamava Bellezza di Dio, dava gli ultimi ritocchi, un uccellino si imbrigliò nelle sue ali e, poiché aveva fretta di finire l'arcobaleno e vedere come era venuto, non si occupò dell'uccellino, che salì con lui, sulle ali dell'angelo, fino al cielo.
Bellezza di Dio passò vicino al Seduto che non aveva mai visto un uccello. E l'angelo, al vederlo, disse: «Bellezza di Dio, che bel fiore hai portato dalla terra!».
Bellezza di Dio gli spiegò che non era un fiore, ma un uccello di quelli che Dio aveva creato il quinto giorno, che poteva volare come gli angeli e che sapeva anche cantare.
Sbrogliò l'uccellino dalle piume delle sue ali e lo diede al Seduto.
«Tieni».

Il Seduto rimase stupito di come volava bene.

Bellezza di Dio gli raccontò allora molte cose che aveva visto sulla terra e gli disegnò perfino un piccolo arcobaleno con i colori che gli erano avanzati.
Il Seduto ascoltava con tanta attenzione che era un piacere raccontargli storie; da quel momento tutti gli angeli che arrivavano dalla terra presero l'abitudine di fermarsi per un momento vicino a lui.

E così seppe come uscì il popolo di Dio dall'Egitto, come fu condotto per il deserto fino alla Terra Promessa e come suonava profonda e grave la voce dei profeti.
Il Seduto ascoltava meravigliato le storie della terra e gli sembrava che gli altri angeli fossero molto svegli e coraggiosi.
Mai lui si sarebbe fidato di entrare in un forno infuocato per rinfrescare con il vento delle sue ali i tre giovani che quel re Nabucodonosor - dal nome così difficile - aveva fatto buttare dentro per non aver voluto adorare un suo idolo.
E meno ancora avrebbe avuto il coraggio di scendere nella fossa dei leoni per chiudere con le proprie mani la loro bocca affinché non facessero del male al profeta Daniele.

Era stata una fortuna che Dio gli avesse dato un incarico così facile come quello di sorvegliare una stella; perché così seduto come era non c'era pericolo che gli cadesse e Dio poteva venire a riprendersela quando voleva.
Il Seduto era contento.

Passarono così i secoli ed arrivò il tempo della Grande Promessa.

Tutto era preparato benissimo. Capitan San Michele aveva mandato un angelo perché curasse il muschio e la paglia che sarebbero servite per la culla
del Bambino Gesù;
in modo che crescesse molto fine e dorata ed il muschio molto verde e fresco.
Aveva cercato anche un bue ed un asinello perché con il loro alito riscaldassero la stalla, l'asina la scelse grigia come l'argento, il bue marrone come la cioccolata.
Gli angeli dovevano cantare «Gloria a Dio nell'alto dei Cieli»; ormai provavano da mesi e da tutti gli angoli dei cieli si poteva sentire una così bella canzone.

Fu così che il Seduto venne a conoscenza di quello che stava per accadere.

Perché negli ultimi tempi gli angeli erano così occupati che non si fermavano più a raccontargli qualcosa, pensavano che non potevano perdere tempo a raccontargli qualcosa, pensavano che non potevano perdere il loro tempo con un angelo così imbranato del quale Dio sembrava essersi dimenticato.

Arrivò finalmente il 24 dicembre e quello doveva essere il primo Natale del mondo.

Una lunga fila di angeli cantanti erano pronti a prendere il volo con le loro ali piene di luce e le bocche piene di allegria che non si potevano far tacere più a lungo.
Come accade quando dobbiamo fare una sorpresa alla mamma e si riesce a tacere solo per un po', ma poi si finisce per raccontarlo perché ci scappa, così gli angeli stavano aspettando il segnale di Dio, perché la notizia che portavano era la migliore di tutti i tempi e la loro allegria scappava nella loro canzone.
E Capitan San Michele doveva continuamente farli tacere.
Perché tutti quegli angeli dovevano annunciare ai pastori che era nato
il Figlio di Dio.

Dio disse che tutto questo andava molto bene, ma che però mancava ancora qualcosa.

Capitan San Michele diventò rosso, tutti gli angeli lo guardavano con rimprovero. Come aveva potuto dimenticare qualcosa in una notte così importante?
Nascondendo le mani contò con le dita: il presepe, la paglia, l'asino ed il bue, gli angeli cantori... Quattro cose. Cos'altro poteva mancare? Mancava la stella!
La stella dei Re Magi! Quella stella che doveva essere mandata molto lontano perché guidasse i santi Re Magi fino alla stalla!
Capitan San Michele organizzò tutto in un momento: chiamò Bellezza di Dio perché scegliesse la stella più bella di tutte, Sapienza di Dio perché pensasse che strada seguire per andare a prenderla, Fortezza di Dio perché la portasse.
Ma in verità Dio già da molto tempo aveva creato una stella speciale per questo evento.
«Una stella senza uso?».
Sì, questa era: una stella nuova del tutto!
San Michele, guidato da Raffaele e seguito dai tre angeli, Bellezza di Dio, Saggezza di Dio e Fortezza di Dio, andò verso il luogo dove si conservavano le cose nuove.
C'erano molte piante, fuoco, nubi e luci bellissime, ma non c'era alcuna stella.
Tornarono avviliti, a testa bassa, al cospetto di Dio.

Sì, lui aveva creato una stella per inaugurarla in quel momento e l'aveva data ad un angelo perché la conservasse.

«Ad un angelo? A quale angelo?».
San Michele cercò la sua lista. La portava sempre con sé, conservata tra l'armatura e la cintura della spada. Si affrettava tanto, ma non la trovò. Continuò a cercarla in tutte le tasche... ma niente!
Gli era caduta nel posto delle cose nuove, mentre alzava con l'aiuto di Forza di Dio una nuvola molto grande per vedere se sotto c'era qualche stella. Ordine di Dio, un angelo che era incaricato che tutto fosse sempre molto pulito ed ordinato, aveva appena trovato la lista e veniva in volo per darla a San Michele.
La lista era sgualcita, vecchia, piena di pieghe, a forza di tirarla fuori, conservarla e guardarla in continuazione; come si chiamava l'angelo? Dio che tutto sa: si chiamava Traccia di Dio.
San Michele cominciò a scorrere la lista con il dito, ma tardò moltissimo nel trovarlo, poiché era l'ultimo di tutti. C'era scritto "Traccia di Dio", ma a lato non era segnato niente; doveva trattarsi di un angelo che non era mai sceso sulla terra. Pensò: «Ma dove si sarà cacciato questo Traccia di Dio che non ricordo neppure?».
Stava ancora cercando di ricordare quando Saggezza di Dio si avvicinò e gli disse delle parole all'orecchio. San Michele rallegrò il viso e rispose: «Ah, sì. Ora ricordo! È il Seduto».

Dio, al sentirlo, sorrise. Si diressero tutti dove era Traccia di Dio, seduto con la sua stella sulle ginocchia dall'inizio del mondo.

Prima c'erano gli angeli cantanti, dietro tutti gli altri angeli, dopo seguivano Michele, Gabriele e Raffaele che sono come i principi degli angeli. Siccome era un'occasione molto solenne, Capitan San Michele aveva sguainato la sua spada che brillava piena di luce. Da ultimo c'era Dio.

Il Seduto, guardando al di sopra della stella, li vide arrivare e pensò che era arrivata la grande Notte, che era una fortuna che passassero così vicino che lui poteva vedere tutto senza perdere un dettaglio. Quello che non poteva minimamente immaginare era che Dio e tutti gli angeli venivano a cercare lui.
Pensò che stando seduto li potesse intralciare e cercò di spostarsi. Ma per poco non gli cadde la stella, cosicché rimase fermo e continuò a reggere la stella sulle ginocchia.

Arrivarono i cantori e tutti gli angeli gli si fermarono attorno.

Traccia di Dio era sempre più meravigliato.

Quando arrivò, Dio lo guardò e gli sorrise così come nel quarto giorno del creato, quando gli aveva dato la stella con la sua mano destra.
San Michele gli disse: «Senti, Seduto».
Ma si interruppe immediatamente, giacché pensò che non era corretto chiamarlo con un nomignolo davanti a Dio, e cominciò di nuovo: «Senti, Traccia di Dio, quella stella che tu custodisci è stata fatta per annunciare ai santi Re Magi la nascita del
Bambino Gesù;
questa notte devi dirigerti verso oriente portando con te la stella».

In quel momento Raffaele lo interruppe e cominciò a spiegare a Traccia di Dio su di una grande mappa dove doveva dirigersi.
Fortezza di Dio gli disse come doveva portare la stella e Bellezza di Dio gli spiegò come doveva tenere la stella in modo che la scia luminosa fosse più bella possibile.

Traccia di Dio non capiva niente, non sapeva come compiere l'incarico e poi - ricordò San Michele - aveva imparato appena a volare ed era seduto da tanto tempo che l'avrebbe fatto ancora peggio...
Si sarebbe dovuto mandare qualcun'altro.

Dio intanto si era avvicinato al piccolo angelo e lo guardava.

Traccia di Dio, al quale la stella non pesava più, si alzò.
Dio gli fece un segno con la mano e Traccia di Dio vide che una strada di luce gli si apriva di fronte nello spazio. Mosse le ali. Prima in modo goffo, poi con forza... volava!
Poiché era rimasto seduto migliaia di secoli senza muoversi, gli era caduta addosso tutta la polvere del cielo, che è una polvere di luce ed ora, con il battere delle ali, la spargeva nella notte, disegnando una scia luminosa.

Gli angeli erano meravigliati.

E così andò, volando volando lungo il cammino indicatogli da Dio.
Portava la stella sulle sue mani stese e lasciava al passaggio una coda di luce.

I santi Re, nel loro palazzo, guardavano le stelle ed uno di loro disse, indicando quella che Traccia di Dio portava nelle mani:

«Guardate! Il segnale! È nato il Figlio di Dio!».

E Traccia di Dio, pieno di gioia, si mise a ridere.


 
Montserrat del Amo




Il Cantico degli Angeli
di
William-Adolphe Bouguereau



Immagini da Google



domenica 14 dicembre 2014

Angelo Bianco





 
 
 
 
 
Questa terza Domenica dell'Avvento è dedicata alla luce che brillando, illumina i cuori.
 
 
Nella terza settimana un angelo bianco e luminoso discende sulla terra.
Tiene nella mano destra un raggio di sole.
Va verso gli uomini che conservano in cuore l'amore e li tocca con il suo raggio di luce. Essi si sentono felici perché nell'inverno freddo e buio, sono rischiarati ed illuminati.
Il sole brilla nei loro occhi, avvolge le loro mani, i loro piedi e tutto il corpo.
Anche i più poveri e gli umili sono così trasformati ed assomigliano agli angeli, perché hanno l'amore nel cuore.
Soltanto coloro che hanno l'amore nel cuore possono vedere l'angelo bianco...



Il bianco rappresenta il simbolo della luce e brilla nel cuore di chi crede.
 

 
Accendiamo ora, la terza candela della corona dell'Avvento.


 
 
 
 
 
Che la Luce illumini i Paesi in Guerra...
 
 
per la pace in Afghanistan
 
per la fine degli scontri etnici in Birmania
 
per la pace e la fine della violenza diffusa in Colombia
 
per la fine della violenza diffusa in El Salvador
 
per la pace nella regione del Nord Kivu,
nella Repubblica Democratica del Congo
 
per la fine della tensione
tra la Corea del Nord e la Corea del sud
 
per la pace in Sudan
 
per la fine della tensioni e delle violenze in Egitto
 
per l'Etiopia e l'Eritrea
 
per la pace in Iraq
 
per la regione del Kashmir
 
per la pace in Libia
 
per la pace nel nord del Mali
 
per la fine della violenza diffusa in Messico
per il narcotraffico
 
per la pace nella regione di Mindanao nelle Filippine
 
per il Mozambico, perché si rafforzi la pace
 
per la fine delle violenze in Nigeria
 
per la fine della violenza e del terrorismo in Pakistan
 
per la regione della Casamance in Senegal
 
per la pace nella Repubblica Centrafricana
 
per la fine di ogni violenza in Siria
 
per la pace in Somalia
 
per il Sud Sudan
 
per la pace in Ucraina
 
per la fine delle tensioni in Venezuela
 
per la pace e la fine di ogni violenza in Terra Santa
 
 
 
  ...con una candela di luce per ognuno di loro
ed anche per i conflitti che non conosciamo.
 
 
 
 
 
 
 
Grazie!
 
 
 
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venerdì 12 dicembre 2014

E se invece...




Lo so tra poco arriva Domenica ed anche il nuovo post,
ma avevo una gran voglia di divertirmi un pò.
così nell'attesa...e se volete divertirvi con me...




                                         




E se invece venisse per davvero?
Se la preghiera, la letterina, il desiderio
espresso così,
più che altro per gioco venisse preso sul serio?
Se il regno della fiaba e del mistero
si avverasse?
(Dino Buzzati)










 
      


 
Babbo Natale era buono,
ma una renna mi è rimasta incastrata tra i denti.
(Đorđe Otašević)











E’ Natale.
Sono indeciso se sentire un grande senso di fratellanza o andare a sciare a Cortina.
(Altan)



















Babbo Natale porterà meno regali quest’anno: deve pagare il superbollo per la slitta, la bolletta delle luce per la stella cometa e poi l’irpef, l’ires, l’iva, le addizionali comunali, le accise, la tares, il canone rai, l’imposta di bollo, l’imposta di registro, la Tobin Tax, la Web Tax, le ritenute alla fonte, i pedaggi, l’inail, la tassa di successione, la Siae, l’inps, la cedolare secca, i contributi enasarco, la tassa doganale, etc….
(Fragmentarius)




























Eravamo così poveri che a Natale il mio vecchio usciva di casa, sparava un colpo di pistola in aria, poi rientrava in casa e diceva: spiacente ma Babbo Natale si è suicidato.
(Jack La Motta)













Santa Claus ha diversi nomi… Kris Kringle, Saint Nicholas, Mastercard…

(Phyllis Diller)
 
 




 





 
 
 
 
 
Ed ora un indovinello...
 
 
 
 
Perché Gesù Cristo a Natale è fra San Giuseppe e la Madonna, invece a Pasqua è fra i due ladroni? 


Risp...
 








Ed infine per chi volesse un'idea sui regali di Natale...




"Alcuni suggerimenti per un regalo di Natale:
perdono per un tuo nemico, tolleranza per un tuo avversario, il tuo cuore per un tuo amico, un buon servizio per un tuo cliente.
Carità per tutti e buon esempio per i bambini.
Rispetto per te stesso"

(Oren Arnold).





 
 
 
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