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Lettori fissi

Una perfetta correlazione è il primo principio su cui si fonda lo sviluppo.
L'integrazione o anche proprio la parola "organico" vuole dire che nulla ha valore se non in quanto naturalmente
collegato al tutto e in direzione di un qualche fine vitale.


Frank Lloyd Wright

"La cultura per i poveri non può essere una povera cultura".

Claudio Abbado


giovedì 19 marzo 2015

Auguri






LA CULLA di GIUSEPPE


Sufo, il ricco negoziante che vendeva la tela sulla piazza di Nazareth, quel mattino lasciò la sua bottega e si recò dal falegname Giuseppe.

La casa di Giuseppe era un po’ fuori mano e così Sufo dovette sudare sotto il sole per raggiungerla.
“Giuseppe – chiamò il mercante affacciandosi alla bottega del falegname – sono già venuto ad ordinarvi l’arca del pane prima delle mie nozze; ora vengo a chiedervi 
la culla per il mio primogenito. Fatemi una culla degno d’un re, di buon legno pregiato, che duri, riccamente istoriata e decorata. Sufo può spendere!”.

Il giorno seguente Giuseppe si mise all’opera di buon mattino. Cercò un legno di cedro di buona vena verdiccia, forte, ma anche pastoso e docile ai ferri del falegname 
e ci lavorò tutto il giorno fino a tarda sera, perché aveva bisogno di quel guadagno.
Era il mese dei tributi e bisognava dare a Cesare quel che era di Cesare. 

La mattina dopo la culla era finita: Giuseppe l’aveva lavorata con grande amore. Per dondolarla 
sarebbe bastata la dolce melodia di una ninnananna. Giuseppe si recò alla bottega di Sufo con la culla. “Eccovi servito, messere Sufo. Maria m’ha dato i suoi consigli 
perché fosse fatta come piace alle mamme”.

Sufo osservò la culla e cadde dalle nuvole. 
Non c’era segno di ricchezza in quel pezzo di legno. Ai suoi occhi la culla era un giaciglio povero e meschino. E fu così 
che Sufo scaccio Giuseppe dalla bottega.




Tornando verso casa carico della culla e di malinconici pensieri, Giuseppe si imbattè in Lisa, una cara amica di Maria, poverissima, rimasta vedova da pochi giorni 
dopo aver partorito un figlio maschio. 
Il padre, ammalatosi gravemente, aveva potuto tenerlo in braccio solo pochi giorni. 
La donna raccontò di aver camminato tutto il giorno per cercare giunchi lungo il fiume. Voleva fare una culla per il suo piccolo, come si fanno i canestri: ma non aveva trovato che un piccolo fascio di rami marci.

“Prendete questa già fatta – le sorrise dolcemente Giuseppe – Sufo, il mercante, non l’ha voluta. Il vostro bambino ci starà come il pane nella madia”.
“Potessi pagarla, sì che la prenderei!”.
E Giuseppe: “Prendetela, Lisa, è vostra”. 
E le lasciò la culla sulla porta di casa senza aspettare né benedizioni né ringraziamenti.

Lisa sapeva bene che Giuseppe non era meno povero di lei. Tante volte aveva pensato con gli occhi il poco pane che Maria portava al forno per la cottura. 
Ma la culla era così bella che fece la gioia del piccolo e della madre. Lisa, venuta la sera, vi deponeva il bambino e cominciava a cantare una dolcissima melodia. 

Quel canto si diffondeva nella contrada silenziosa e giungeva in tutte le case di Nazareth. il vento ne trasportava l’eco lontano e lontano nell’oscurità della notte.
La voce di Lisa era così limpida e serena che chi la udiva ci sentiva i colori della felicità. D’improvviso, però, il suo tono si faceva mesto e accorato, come se la mamma fosse stata trafitta per un attimo da una punta di malinconia. 
La sua voce tremava come un filo d’acqua nel vento, si oscurava per un momento come la luna al passaggio di una nuvola: nel suo cuore scendeva il pensiero che la sua felicità era costata un dolore al falegname Giuseppe.


Berthe Marie Pauline Morisot
La culla

Sufo si fece fare da un altro falegname la culla per il figlio ormai nato:ricca, pesante e massiccia come un trono. 
La pagò un prezzo da dire sottovoce per non offendere la povertà, e vi mise a dormire il suo puttino adorato. Ma questa culla regale si dondolava a fatica e, muovendosi, faceva un rumore così sgradevole, da tenere sveglio il bambino. 
La nutrice a furia di dondolare finiva per addormentarsi, mentre il pargoletto continuava a piangere e strillare, disturbato dalla nenia lamentosa di quel legno pesante.

La mattina Sufo, non potendo più sopportare la tortura del neonato e lo stridere di quella culla, andò da Lisa e le disse: “Datemi la culla del vostro bambino, vi pagherò 
quel che volete”. 
E lei: “come potrei farne dono senza offendere l’animo generoso che me l’ha regalata? Non di penso affatto!”. 

“Andrò da Giuseppe a ordinargliene 
un’altra”.
Ma Giuseppe era alquanto indaffarato in quei giorni. 
Per l’intervento della Provvidenza, aveva ricevuto alcune ordinazioni urgenti e lavorava di buona lena. 
“Mi spiace, messer Sufo, ma ne avrò per almeno una stagione. 
Abbiate pazienza se vi dico che non posso soddisfarvi subito”.“E il mio bambino – sbuffò Sufo – dove lo metto a dormire?”.
Giuseppe gli rispose: “Chiedete a Lisa di fargli un posto vicino al suo. La culla è grande”.

Sufo tornò da Lisa. “Se non volete che questo – disse la donna – portatemi il bambino questa sera. Il mio canto basterà per tutti e due”.
“A proposito – chiese Sufo – cos’è quella nota di dolore che turba ad un certo punto la dolcezza della vostra canzone? Si sente che avete una spina nel cuore”.
Ogni notte, mentre canto, mi viene in mente che la mia gioia è costata un dolore al falegname. Il dolore che gli avete procurato voi”.
Sufo tornò da Giuseppe e gli disse: Lasciate che vi paghi la culla, Giuseppe, se dovrò mettervi a dormire il mio bambino”.
“Io già sono stato ripagato in benedizione da quella povera vedova. 
E quelle benedizioni sono diventate Provvidenza per me. Farei un cattivo affare se scambiassi 
queste benedizioni con un quattrino. Quella culla è leggera e trotta felicemente perché è la culla della carità. 
Non pagate me, ma prendetevi piuttosto cura di quella 
poveretta che non sa di che vivere”.




Sufo decise di prendere in casa sua la vedova e il figlioletto e le chiese di essere nutrice del suo primogenito. Quella notte i due bimbi dormirono placidamente nella 
culla di Giuseppe dondolati dal canto struggente e dolcissimo di Lisa. 
Anche Sufo, finalmente, trovò sonno nel pensiero che la carità di un povero aveva riportato a lui, tanto ricco, la pace e la serenità.

(Da una raccolta edita da Gribaudi)


Immagini da Google


36 commenti :

  1. Un racconto dolcissimo, tenero, delicato e pieno di speranza!
    Grazie, cara Pia, e un abbraccio!!!

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    1. Ciao Annamaria grazie!
      Le tue parole mi fanno molto piacere anche perché la penso nello stesso modo.
      Un abbraccio e buona Domenica.

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  2. Grazie Pia, un racconto bellissimo e pieno di poesia.
    Un abbraccio.
    Antonella

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    1. Ciao Antonella, ti ringrazio moltissimo, sì è molto poetico.
      Abbraccioni.

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  3. Mi è piaciuto moltissimo! Non lo avevo mai letto. Grazie infinite! Ciao Pia

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    1. Grazie Lucia.
      Sono proprio contenta di averti fatto conoscere qualcosa di nuovo.
      Abbraccissimi e baci.

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  4. ma è una meraviglia questo racconto Pia: commuovente, davvero.
    E poi Giuseppe è uno dei miei santi preferiti!!!
    Un abbraccio

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    1. Infatti mi sono commossa anch'io quando l'ho letto la prima volta.
      Grazie Luigi ancha per me è così.
      Baci.

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  5. Non conoscevo questo racconto, molto bello!! :)

    Moz-

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    1. Caspiterina Miki, mi stupisci...ahahah...
      Non è vero, son felice e molto che ti sia piaciuto.
      Bacissimi amico mio.

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  6. Bel racconto davvero dolce e tenero - Mi è piaciuto molto
    Grazie per averlo postato
    Un saluto Pia, Smack

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    1. Grazie Arwen.
      Mi fa piacere che ti sia piaciuto tanto.
      Ti abbraccio forte.

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  7. Ciao Pia,
    ma che bel racconto, graziee!!! Non potevi trovare modo migliore per ricordare questo giorno ;D
    un abbraccione

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    1. Grazie Audrey.
      Sei gentilissima, mi piaceva raccontare la vita di ogni giorno di un Santo umile e grande come lui.
      Abbraccissimi a te.

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  8. Una storia semplice ma con una grande lezioni morale che ci insegna a vivere da veri "cristiani" tra i nostri simili.

    ^_^

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    1. Eh già, forse non serve molto oggi, nel mondo c'è molta disattenzione per queste cose, ma può essere utile a me.
      Ogni lezione deve essere vissuta sulla propria pelle...
      Sì è come dici.
      Grazie Salicchiella.

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  9. E' un racconto bellissimo.
    Complimenti Pia.
    Ciao.

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    1. Ciao Gus, grazie.
      Sono molto felice che ti sia piaciuto.
      Bacissimi e buona Domenica.

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  10. Molto bello, non lo leggevo da tanto tempo.
    Grazie tesoro!

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    1. Ciao Melinda.
      Sì è molto bello ed io non lo ricordavo più.
      Grazie a te, baci.

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  11. Racconto emozionante, dolce, poetico e con una morale. Grazie per averlo segnalato. Io non lo conoscevo. Buona giornata un affettuoso abbraccio
    enrico

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    1. Ciao Enrico,
      sì la morale è molto semplice, fai sempre il bene e non te ne pentirai.
      Bacissimi e grazie!
      Buona Domenica.

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  12. Dolcissimo e commovente racconto, Pia.

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    1. Infatti Gianna cara è proprio così!
      Baci.

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  13. Un racconto così dolce e poetico. Proprio quello che ci voleva per la Festa del Papà. Hai fatto una scelta stupenda.

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    1. Grazie Ambra, sei troppo gentile!
      Bisognava festeggiare bene la festa del Papà migliore del mondo.
      Ciao e buona Domenica.

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  14. Ciao Pia, questo è un racconto sublime di una dolcezza infinita che riporta verso le cose semplici e importanti !
    Buona primavera amica mia e lieto fine settimana a te!

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    1. È proprio così Sciarada, grazie dal più profondo del cuore.
      Baci mia bella amica, buona primavera e buona Domenica a te.

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  15. Un racconto tenerissimo, di una delicatezza che emoziona!
    Un abbraccio e buona domenica da Beatris

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    1. Ti ringrazio tanto Beatriz.
      Penso anch'io che sia così.
      Abbracci e buona Domenica sera.

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  16. Davvero molto tenero....un pensiero bellissimo per la festa del papà, e la festa di San Giuseppe.
    La semplicità di questo racconto mi ha preso molto, un grazie per questa tua proposta, non lo conoscevo...Buon fine settimana a te, un abbraccio Stefania

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    1. Ciao Stefania!
      Sì è di una semplicità disarmante ed anche di grande insegnamento.
      Grazie, ti abbraccio fortissimo. Ciao e buona Domenica sera.

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  17. Non ci accorgiamo mai di quanta tenerezza può essere pieno il mondo. Dovremmo aprire più gli occhi. ma che dico più.. basterebbe aprirli. ;)

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  18. Hai ragione piena Franco, dobbiamo aprire gli occhi.
    Grazie ed un grande abbraccio.

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  19. Non conoscevo questo racconto ^^ Grazie per averlo condiviso ^^
    A presto .. Dream Teller ^^

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    1. Cara Dream, ho letto ora...
      Ahahahah...meglio tardi che mai.
      Grazie mia nell'amica!

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