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Lettori fissi

Una perfetta correlazione è il primo principio su cui si fonda lo sviluppo.
L'integrazione o anche proprio la parola "organico" vuole dire che nulla ha valore se non in quanto naturalmente
collegato al tutto e in direzione di un qualche fine vitale.


Frank Lloyd Wright

"La cultura per i poveri non può essere una povera cultura".

Claudio Abbado


domenica 29 marzo 2015

La valenza dell'asino



..Sull’uscio, alla finestra, accanto al letto metteteci l’ulivo benedetto!
Come la luce e le stelle serene: un po’ di pace ci fa tanto bene. 
Giovanni Pascoli

 


Il 29 Marzo 2015 si festeggia l’inizio della Settimana Santa e l'ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino.
Ma perché la Domenica delle Palme si chiama così?
Il motivo è da riscontrare nell’accoglienza di Gesù da parte della folla: infatti le persone per festeggiare l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, agitavano dei rami di palma, simbolo di regalità, acclamazione e trionfo.


Ma l'attenzione quest'anno si pone sull'umile asinello che ha la fortuna e l'onere di trasportare Gesù durante l'entrata trionfale.

 
 
 
Ha valenze contrastanti perchè a volte è associato al male.
 
In realtà quest'animale è importantissimo ed è spesso
citato nella Bibbia. 
 
Per esempio nell’Antico Testamento l’asino è cavalcatura dei profeti e dello stesso Messia.
 
Nel libro dei Giudici è presentato come cavalcatura dei potenti: la profetessa Deborah canta infatti: 
 
"Benedite il Signore! Voi che montate asine bianche e splendenti".
 

Nel libro dei Numeri si racconta la storia dell’asino (o asina?) di Balaam.
Questi, un mago madianita, si recava per conto del re di Moab contro l’esercito degli Ebrei per maledirlo, ma l’asino che cavalcava, percepita la presenza dell’angelo armato di spada che il Signore aveva inviato per fermarlo, deviò per i campi nonostante che Balaam lo bastonasse per riportarlo sulla via e gli parlò, dicendogli che aveva le sue buone ragioni per non obbedirlo come sempre: a questo punto il suo padrone vide anch’egli l’angelo e, cambiato avviso, benedì gli Ebrei.
 
 
 
 
Qui l’asino ha una figura sapienziale, come colui che riconosce la volontà di Dio prima dell’uomo, ruolo sottolineato dal dono temporaneo della parola fattogli dal Signore.
 
Nel libro di Samuele Saul, alla ricerca delle asine smarrite di suo padre Kis, si rivolge a Samuele perché come veggente gli indichi dove fossero e il profeta, rassicurandolo che le asine sono state trovate, lo unge re d’Israele.
Nel libro di Zaccaria la figura dell’asino è legata alla profezia della venuta del Messia:
 
«Esulta grandemente, figlia di Sion, / giubila, figlia di Gerusalemme! / Ecco, a te viene il tuo re. / Egli è giusto e vittorioso, / umile, cavalca un asino, / un puledro figlio di asina».
 
In questo episodio la figura dell’asino si ricollega da un lato a quella di cavalcatura dei re e degli immortali, propria delle culture dell’estremo Oriente, mentre dall'altro lato è presentato come cavalcatura modesta, il cui impiego da parte del Messia è segno d’umiltà.

Ancora di più nel Nuovo Testamento troviamo sempre la presenza dell'asino, sia nei libri canonici, sia negli apocrifi neotestamentari.
 
Negli scritti canonici è presente nell’episodio dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme la Domenica delle Palme:
 
un’asina secondo Matteo, un asinello secondo Marco.
 
L’episodio si ricollega, per esplicito riferimento che vi fa Gesù, alla profezia veterotestamentaria di Zaccaria sulla venuta del Messia.
Secondo Riccardo da San Vittore l’asina rappresenta l’umiltà e l’asinello l’umiliazione, e per questo sarebbero stati scelti da Gesù, anche se la motivazione della scelta può essere stata il fatto che l’asino era la cavalcatura dei profeti e, nelle culture orientali, dei principi o degli immortali.
Secondo l’apocrifo neotestamentario Atti di Tommaso l’asino che portò Gesù sarebbe stato un discendente dell’asino di Balaam, chiudendo così un ciclo di asini al servizio dei profeti.
 
Inoltre anche se non pienamente specificato nei Vangeli canonici, l’asino, come normale mezzo di trasporto, è da ritenersi presente negli episodi evangelici della visita di Maria a Elisabetta;
nel viaggio a Betlemme di Giuseppe e Maria (l’impiego di un’asina è espressamente menzionato nell’apocrifo Protovangelo di Giacomo);
nella fuga in Egitto (gli asini, come bestie da soma adibite al “trasloco” della Sacra Famiglia sono menzionati nell’apocrifo Pseudo Matteo)
Nell’episodio della Natività, la presenza dell’asino insieme al bue accanto alla mangiatoia, sulla quale venne deposto Gesù, anche se universalmente data per scontata e trasfusa nel Presepio non è rinvenibile nei Vangeli canonici, ma soltanto nello Pseudo Matteo.
 
 
 
 
Ancora una piccola chicca per voi:
 
una tradizione di origine medievale attribuisce il segno cruciforme di pelo nero che segna la schiena dell’asino a un premio ricevuto per avere reso un servizio al Signore.

Mosaici, oli su tela e affreschi:
le immagini delle Palme ci sono state tramandate direttamente dalla storia ed in molte chiese sono presenti immagini o disegni della
Domenica delle Palme.
 
 
Pietro Lorenzetti
Entrata in Gerusalemme
Basilica di
San Francesco d'Assisi

 
Ed ora amici cari...
Buona festa a tutti e che ci sia finalmente Pace nel Mondo.
 
 
Immagini da Google
 
 

lunedì 23 marzo 2015

Gioco di carte parte II



Il fascino verso il mazzo di carte da parte mia è dovuto ai meravigliosi disegni, ce ne sono tanti, di diverso tipo ed anche il dorso ha motivi belli e fantasiosi.




Ed ora arriviamo al nocciolo della questione.
Tutto quello che vi ho raccontato in precedenza sulle carte da gioco, non hanno fino ad allora avuto documentazioni scritte che ne confermino la veridicità.
Per qualcosa di concreto dobbiamo aspettare colui che su questi pezzi di carta colorata ha dedicato un'intera vita.

Il suo nome è Henry d'Allemagne.


 
Infatti aveva un grande desiderio, completare la sua collezione di carte.
Addirittura si recò in Oriente nel 1885, riportando la prova certa dell'esistenza dei giochi di carte durante la prima metà del XVI secolo.
Grazie a lui conosciamo alune delle più storiche,
ecco anche parte della sua collezione.



In realtà per arrivare alla raccolta completa bisognerà aspettare il XVIII secolo, perché si stamparono e si diffusero anche alla popolazione. Infatti erano solo i ricchi ad avere questa prerogativa.

In un'articolo dal nome "Stampa settecentesca delle carte da gioco" di G.Mauro - Fondi si legge:

"Una incisione in rame di fattura alquanto ingenua come tutte le immagini popolari, ci mostra l'interno di un laboratorio di 'cartolaio' o -stampatore di carte da gioco- nella piena efficenza lavorativa di ben sette artigiani...La vendita delle carte viene effettuata a mazzi o a 'balline' (quantità numerica indicativa delle carte) ed il prezzo è determinato dalla qualità e finezza di esse..."

Ecco il motivo per cui molto fiorente e redditizia era la professione del cartolaio.




Però ci fu un grande accanimento verso questi giochi di carte tutti desideravano farne parte ed erano abili con "la stoppa", "la basetta" ed il "faraone".
Ciò fece in modo che ci si ribellasse e che si promulgassero restrizioni.
Nella Repubblica di Venezia, per esempio, si proibì prima il gioco ai Dadi chiamato allora "Taxilli".
Ma con la controriforma le restrizioni aumentarono e furono proibiti anche altri giochi perché contro la morale.
Nel Seicento si passò a leggi concrete, incidendo anche su tavole di marmo collocate all'esterno di molte Chiese (sempre a Venezia) e sottoponendo i malcapitati a punizioni terribili.

Il problema era l'apertura di Bische clandestine dove il gioco era d'Azzardo con scommesse ed altro, come già sappiamo.
I malcapitati che venivano giudicati e condannati si vedevano amputare naso orecchie e persino mani, pensando che così la popolazione per paura cambiasse atteggiamento. Ma purtroppo in realtà ciò comportò un effetto contrario, incrementando violenza e ribellione.

Fu nel Settecento che, con la fine della Serenissima, si diffuse maggiormente il gioco e le maggiori evasioni di legge.
Per cui vedendo che non si ottenevano cambiamenti, la repressione si affievolì.

Oggi le cose sono diverse e anche se ci sono ancora Bische clandestine, il gioco delle carte è praticato ed amato da molti.

Addirittura ci sono regole di galateo per esse che applichiamo molto volentieri nel pacifico divertimento.


I Giocatori di carte (1893 - 1896)
Paul Cèzanne


Immagini da Google


giovedì 19 marzo 2015

Auguri






LA CULLA di GIUSEPPE


Sufo, il ricco negoziante che vendeva la tela sulla piazza di Nazareth, quel mattino lasciò la sua bottega e si recò dal falegname Giuseppe.

La casa di Giuseppe era un po’ fuori mano e così Sufo dovette sudare sotto il sole per raggiungerla.
“Giuseppe – chiamò il mercante affacciandosi alla bottega del falegname – sono già venuto ad ordinarvi l’arca del pane prima delle mie nozze; ora vengo a chiedervi 
la culla per il mio primogenito. Fatemi una culla degno d’un re, di buon legno pregiato, che duri, riccamente istoriata e decorata. Sufo può spendere!”.

Il giorno seguente Giuseppe si mise all’opera di buon mattino. Cercò un legno di cedro di buona vena verdiccia, forte, ma anche pastoso e docile ai ferri del falegname 
e ci lavorò tutto il giorno fino a tarda sera, perché aveva bisogno di quel guadagno.
Era il mese dei tributi e bisognava dare a Cesare quel che era di Cesare. 

La mattina dopo la culla era finita: Giuseppe l’aveva lavorata con grande amore. Per dondolarla 
sarebbe bastata la dolce melodia di una ninnananna. Giuseppe si recò alla bottega di Sufo con la culla. “Eccovi servito, messere Sufo. Maria m’ha dato i suoi consigli 
perché fosse fatta come piace alle mamme”.

Sufo osservò la culla e cadde dalle nuvole. 
Non c’era segno di ricchezza in quel pezzo di legno. Ai suoi occhi la culla era un giaciglio povero e meschino. E fu così 
che Sufo scaccio Giuseppe dalla bottega.




Tornando verso casa carico della culla e di malinconici pensieri, Giuseppe si imbattè in Lisa, una cara amica di Maria, poverissima, rimasta vedova da pochi giorni 
dopo aver partorito un figlio maschio. 
Il padre, ammalatosi gravemente, aveva potuto tenerlo in braccio solo pochi giorni. 
La donna raccontò di aver camminato tutto il giorno per cercare giunchi lungo il fiume. Voleva fare una culla per il suo piccolo, come si fanno i canestri: ma non aveva trovato che un piccolo fascio di rami marci.

“Prendete questa già fatta – le sorrise dolcemente Giuseppe – Sufo, il mercante, non l’ha voluta. Il vostro bambino ci starà come il pane nella madia”.
“Potessi pagarla, sì che la prenderei!”.
E Giuseppe: “Prendetela, Lisa, è vostra”. 
E le lasciò la culla sulla porta di casa senza aspettare né benedizioni né ringraziamenti.

Lisa sapeva bene che Giuseppe non era meno povero di lei. Tante volte aveva pensato con gli occhi il poco pane che Maria portava al forno per la cottura. 
Ma la culla era così bella che fece la gioia del piccolo e della madre. Lisa, venuta la sera, vi deponeva il bambino e cominciava a cantare una dolcissima melodia. 

Quel canto si diffondeva nella contrada silenziosa e giungeva in tutte le case di Nazareth. il vento ne trasportava l’eco lontano e lontano nell’oscurità della notte.
La voce di Lisa era così limpida e serena che chi la udiva ci sentiva i colori della felicità. D’improvviso, però, il suo tono si faceva mesto e accorato, come se la mamma fosse stata trafitta per un attimo da una punta di malinconia. 
La sua voce tremava come un filo d’acqua nel vento, si oscurava per un momento come la luna al passaggio di una nuvola: nel suo cuore scendeva il pensiero che la sua felicità era costata un dolore al falegname Giuseppe.


Berthe Marie Pauline Morisot
La culla

Sufo si fece fare da un altro falegname la culla per il figlio ormai nato:ricca, pesante e massiccia come un trono. 
La pagò un prezzo da dire sottovoce per non offendere la povertà, e vi mise a dormire il suo puttino adorato. Ma questa culla regale si dondolava a fatica e, muovendosi, faceva un rumore così sgradevole, da tenere sveglio il bambino. 
La nutrice a furia di dondolare finiva per addormentarsi, mentre il pargoletto continuava a piangere e strillare, disturbato dalla nenia lamentosa di quel legno pesante.

La mattina Sufo, non potendo più sopportare la tortura del neonato e lo stridere di quella culla, andò da Lisa e le disse: “Datemi la culla del vostro bambino, vi pagherò 
quel che volete”. 
E lei: “come potrei farne dono senza offendere l’animo generoso che me l’ha regalata? Non di penso affatto!”. 

“Andrò da Giuseppe a ordinargliene 
un’altra”.
Ma Giuseppe era alquanto indaffarato in quei giorni. 
Per l’intervento della Provvidenza, aveva ricevuto alcune ordinazioni urgenti e lavorava di buona lena. 
“Mi spiace, messer Sufo, ma ne avrò per almeno una stagione. 
Abbiate pazienza se vi dico che non posso soddisfarvi subito”.“E il mio bambino – sbuffò Sufo – dove lo metto a dormire?”.
Giuseppe gli rispose: “Chiedete a Lisa di fargli un posto vicino al suo. La culla è grande”.

Sufo tornò da Lisa. “Se non volete che questo – disse la donna – portatemi il bambino questa sera. Il mio canto basterà per tutti e due”.
“A proposito – chiese Sufo – cos’è quella nota di dolore che turba ad un certo punto la dolcezza della vostra canzone? Si sente che avete una spina nel cuore”.
Ogni notte, mentre canto, mi viene in mente che la mia gioia è costata un dolore al falegname. Il dolore che gli avete procurato voi”.
Sufo tornò da Giuseppe e gli disse: Lasciate che vi paghi la culla, Giuseppe, se dovrò mettervi a dormire il mio bambino”.
“Io già sono stato ripagato in benedizione da quella povera vedova. 
E quelle benedizioni sono diventate Provvidenza per me. Farei un cattivo affare se scambiassi 
queste benedizioni con un quattrino. Quella culla è leggera e trotta felicemente perché è la culla della carità. 
Non pagate me, ma prendetevi piuttosto cura di quella 
poveretta che non sa di che vivere”.




Sufo decise di prendere in casa sua la vedova e il figlioletto e le chiese di essere nutrice del suo primogenito. Quella notte i due bimbi dormirono placidamente nella 
culla di Giuseppe dondolati dal canto struggente e dolcissimo di Lisa. 
Anche Sufo, finalmente, trovò sonno nel pensiero che la carità di un povero aveva riportato a lui, tanto ricco, la pace e la serenità.

(Da una raccolta edita da Gribaudi)


Immagini da Google


martedì 17 marzo 2015

Link Party degli Elfi per la primavera


Prima di continuare coi mie scritti, devo farvi una segnalazione molto bella e devertente.

Si tratta di un link party organizzato dalle mia nuova ed anche speciale amica 

Si chiama 




Se vi va di partecipare venite. Perché è un modo per conoscere persone nuove e simpatiche.

Vi abbraccio tutti e grazie.


sabato 14 marzo 2015

gioco di carte parte 1°









 Spesso c'è chi prende questo tipo di gioco molto sul serio, a volte a scapito della vita stessa e questo lo considero un errore grandissimo.
Sì, è così che voglio iniziare, mettendo in evidenza che qualsiasi gioco esistente sulla terra, deve restare solo e soltanto un passatempo, un modo per socializzare e non per isolarsi abbandonati alle macchinette in una sala da giochi.
In maniera semplice e diretta dico: donate i vostri soldi, se ne avete, ma non fatevi rubare la vostra vita con stupide scommesse ed effimere speranze di vincita. Da sempre so che nessuno ci regala nulla e che tutto debba essere conquistato con la fatica ed il nostro lavoro onesto.
Con ciò ho concluso.

Passiamo al racconto, alla nascita ed alla divulgazione del "gioco di carte".

Ho letto di tutto tra i libri e sul blog, quello che ho compreso è che la nascita certa su di esso non esiste.
Quindi mi sono fatta una mia idea e credo che quella che più si avvicina alla verità sia quella basata su dei racconti popolari.

Si dice che alcuni mercanti dei paesi orientali, cinesi ed indiani, avessero visto spesso gruppi di popolani seduti ai bordi di strade, divertirsi con un gioco misterioso e strano.
Si affannavano concentrandosi su alcuni pezzi di carta disegnati con colori brillanti.
Ogni gruppo di giocatori aveva una persona pronta a difenderli in caso di inprovvise liti per appianarle ed arbitrarle.



Esempio di come loro vedevano la cosa
ahahahahah...

Inoltre si dice che un'altro tipo di gioco girava nei più alti ranghi, tra i nobili a corte.
Qui le carte avevano disegni simbolici, i possessori di tali carte erano capaci leggendo il significato di ciascun disegno, di leggere il futuro, soprattutto cercavano di trarne dei suggerimenti per far andare a buon fine un azione intrapesa.



I più antichi Tarocchi del mondo


Così accade che un mercante, scambiò la propria merce con alcune carte che arrivarono così in occidente.
Con il passar degli anni le variazioni furono varie.
Modificate nei disegni le figure divennero re, dame e valletti, che ricordavano il mondo aristocratico, mentre le carte divinatorie ebbero una fusione di disegni e significati tra il mondo occidentale ed orientale che arrivarono così tra noi proprio ad opera degli italiani, grazie ai famosi
Tarocchi Piemontesi.




Da essi ogni regione volle dare una personale interpretazione, per cui nacquero le carte Siciliane




 e quelle Napoletane.




 La curiosità è che i loro disegni si avvicinano molto a quelli degli antichi Tarocchi.
Molto differenti da esse invece sono le Lombarde




 e le Toscane,
 
 


 che invece con i loro semi si ispirano alle carte Francesi.

Per tutti è quasi certo comunque che i commercianti veneti furono coloro che contribuirono fortemente alla diffusione di tale gioco.
Addirittura si pensa che esse facessero parte della merce che il grande Marco Polo riportò da uno dei suoi viaggi in Cina.


Continua...
 
 
Immagini dal web
 
 
 
 

lunedì 2 marzo 2015

Sprazzi di memoria





Ragazzi perdonatemi ma da qualche giorno ho un ricordo vivido che mi ha portato a scrivere questo post.
Si tratta di mio nonno...
Aveva una grande passione per le carte da gioco.
Ho pochi attimi nella mia memoria vissuti con lui, ciò che mi divertiva tanto era quando ci faceva sedere a tavola, al suo  fianco e ci chiedeva: "Giochiamo?".
Immaginatevi un tavolo in legno scuro, rettangolare e lungo, coperto da una tovaglia in plastica con immagini simpatiche di anatre, pulcini e sprazzi di laghetti nel verde, con fondo beige.
Lui sempre a capotavola, noi nipoti essendo piccolini, a malapena occupavamo l'angolino quasi sempre alla sua sinistra.
Si giocava a scopa, asso piglia tutto, briscola (adoravo la briscola giocata con lui)...
Scusate...una piccola lacrima mi scorre sul volto...il ricordo è troppo vivido...

Era tremendo, non ci faceva vincere quasi mai e se lo faceva era solo perché ci amava...e tanto...

Così ho deciso, dedicherò a lui quello che scriverò.


Vi racconterò delle carte da gioco.



 
 
Tanto amate nel modo da sempre, è ancora il passatempo preferito di molti.
Il motivo è semplice, questo gioco unisce vecchi e giovani, ricchi e poveri, addirittura amici e nemici; viene chiamato per questo anche "gioco di società".



Nel mondo artistico possiamo trovare diversi momenti di tale divertimento ed aggregazione,
come nel Caravaggio,




o di appassionati solitari,
come in Chardin.




Addirittura rappresentano un intero movimento come quello del Cubismo, con Braque




e con Picasso.





Per non parlare del Mantegna che, per molto tempo, si è creduto avesse disegnato le carte chiamate proprio "Tarocchi del Mantegna".





In realtà, il loro vero disegnatore è Francesco Cossa.
Addirittura si credeva che  fossero opera del Botticelli...


La loro storia in seguito...
Ciao a tutti.


Immagini dal web