Come ogni volta che inizio un argomento, penso sempre di non riuscire ad esprimere quel che desidero.
Spero che sia una cosa normale, altrimenti...
Comunque qualche post fa un simpatico, eccezionale e carissimo lettore del mio blog ( Antonio), tra l'altro anche lui architetto, mi propose di scrivere qualcosa su un grande nuovo maestro dell'architettura e non solo.
Il suo nome è
Santiago Calatrava Valls
Ammetto che non conoscendolo bene (non Antonio ma Calatrava) ho provato a studiarlo attraverso le sue opere, anche cercando di capire ciò che vuole che si sappia di lui, leggendo chi l'ha conosciuto e compreso.
Non è stato facile, perchè essendo attualissimo c'è molta contraddizione nelle varie opinioni su di lui.
Proverò così a spiegarlo, descrivendo ciò che ha fatto, però vi avverto che le mie opinioni sono personali e quindi non assolute.
Se ho deciso di parlarne è perchè mi ha affascinato, spingendomi a volerlo conoscere sempre di più.
Avendo studiato qualche anno architettura, mi ricordo molte bene le volte in cui alcuni miei coetanei consideravano gli ingegneri come antaganosti.
Cosa che non sopportavo ed è ancora così.
Questo è uno dei motivi per cui mi sono convinta di volerlo conoscere in modo più approfondito.
Perchè lui è architetto, ingegnere, matematico, scultore ed anche pittore.
Voi non mi vedete ma i miei occhi adesso stanno immensamente brillando per la felicità.
Tornando a Calatrava,
nasce in Valencia, precisamente a Benimanet,
dove studia nelle due Scuole di Arti e Mestieri e di Architettura.
Dopo la laurea conseguita nel 1975, continua i suoi studi laureandosi anche in ingegneria nel 1981,
però a Zurigo nella Scuola Politecnica Federale,
la sua tesi di dottorato fu "sulla piegabilità delle strutture".
Apre il suo studio proprio a Zurigo.
Unendo l'architettura all'ingegneria, i suoi lavori si ispirano alle forme naturali.
La plasticità degli edifici ci riportano soprattutto ai movimenti ed alle forme delle piante e degli animali, creando così qualcosa che tutti considerano di estrema poesia, direi da sogno.
Vediamo uno dei suoi primi progetti.
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Stazione ferroviaria Stadelhofen Zurigo |
Quello che lui fa è partire da un calcolo matematico e da una conoscenza tecnica, per arrivare ad un'approfondimento del tutto artistico; cioè il calcolo per ottenere la forma.
Fino ad oggi il processo è sempre stato inverso.
Arte della razionalità trasformata in arte della possibilità.
Quando gli si chiede il perchè di un'opera da lui progettata, la sua risposta è: "Perchè no se è possibile? L'ingegneria è l'arte del possibile."
La cosa più sorprendente è che sia anche un grandissimo scultore, unendo così la scultura all'architettura come un tempo facevano i grandi maestri Michelangelo, Bernini e Borromini.
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| Proposta di concorso al Reichstag di Berlino |
Differentemente dai grandi architetti come Piano, Foster e Rogers che cercano nelle loro opere di utilizzare tecnologie contemporanee, Calatrava usa tecniche e materiali tradizionali che si trasformano grazie alla plasticità dei suoi lavori scultorei.
La caratteristiche che un tipo di materia ha, usata proprio per ciò che può dare. Per esempio il cemento armato usato proprio per dare forma plastica di sostegno strutturale, il ferro per sopportare la tensione di una struttura e così via.
Quindi abbiamo la scultura come base, l'ingegneria come arte del possibile e l'architettura come conseguenza del tutto.
Però ciò che lui vuole maggiormente far scaturire dalle sue strutture rimane sempre il movimento
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| Stazione Mediopadana di Reggio Emilia |
usando forme che si ispirano alla natura, il movimento dei rami degli alberi, le fauci di un animale pronto a sfamarsi e gli scheletri degli esseri viventi sono alla base di ogni sua opera.
Ci sono anche elementi comuni in ogni sua costruzione, il bianco ed il dinamismo principalmente, ma anche la forma
dell'occhio,
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Planetario della città delle arti
nella
stazione di Saint Exupery
Lione |
dell'uccello,
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| Museo d'arte di Milwaukee |
della musica
ed altro.
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Tenerife Concert Hall
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Elementi questi di grande ispirazione e mai banali.
Il movimento che rende tutto più poetico lo riscontriamo in ogni singola parte della struttura sia che si tratti di porte che si aprono anche se nascoste, nelle coperture con le sue molteplici curvature; ma è soprattutto intrinseca nella stessa struttura dove le forme sono dettate dalla tensione delle forze a cui sono sottoposti gli elementi.
In Italia a Venezia, città di poesia per eccellenza ci ha donato il progetto di un magnifico ponte.
Molto criticato è vero, ma per me grande esempio di studio architettonico ed ingegneristico.
Credo di aver detto tutto ciò che ho capito di lui, sicuramente c'è altro da dire, ma invito chiunque a raccontarmi qualcosa di più, anche i pettegolezzi che non fanno mai male quando sono costruttivi.
Non so perchè, ma credo che sia anche molto simpatico almeno dalle foto, sembra così,
non credete anche voi?
Con questo concludo e vi saluto tutti, a presto.
Immagini da Google